Lo screening neonatale (NBS) rappresenta uno strumento fondamentale per la diagnosi precoce delle malattie metaboliche ereditarie; tuttavia, lo screening biochimico di primo livello può generare risultati falsi positivi o borderline, determinando incertezza diagnostica e ritardando la presa in carico del neonato. L'introduzione di un test molecolare di secondo livello può migliorare l'accuratezza diagnostica e consentire una rapida conferma dei casi sospetti, favorendo un intervento terapeutico tempestivo. L'obiettivo di questo studio è stato valutare l'utilità clinica di un approccio molecolare di secondo livello nella conferma diagnostica di casi con risultati positivi o borderline allo screening neonatale per deficit di biotinidasi, galattosemia e acidemia isovalerica. A questo scopo, sono stati analizzati retrospettivamente i neonati identificati dallo screening biochimico, sottoponendoli ad analisi molecolari mirate dei geni BTD, GALT e IVD in base al sospetto diagnostico. I risultati biochimici, enzimatici e molecolari sono stati integrati per la definizione della diagnosi finale. Nel gruppo dei pazienti sottoposti a screening per il deficit di biotinidasi, l'analisi molecolare ha permesso di distinguere i portatori sani, i soggetti affetti da deficit parziale e i casi falsamente positivi. Due soggetti portatori della variante c.1270G>C hanno mostrato un quadro compatibile con un deficit parziale di biotinidasi, mentre un paziente eterozigote composto ha evidenziato un probabile deficit parziale. Un caso borderline con genotipo wild-type è stato classificato come falso positivo. Nel gruppo sottoposto a screening per la galattosemia, il test molecolare ha consentito di distinguere i casi di reale difetto enzimatico dalle varianti Duarte e dai casi falsi positivi. Per quanto riguarda lo screening dell'acidemia isovalerica (IVA), nessun paziente ha presentato risultati compatibili con la malattia. Un solo soggetto è risultato portatore eterozigote di una variante di significato clinico incerto (VUS) nel gene IVD ed è stato interpretato come portatore sano. Nel complesso, il test molecolare di secondo livello ha migliorato l'interpretazione dei risultati biochimici borderline, ridotto il numero di falsi positivi e accelerato la definizione diagnostica. La diagnosi precoce ha consentito l'avvio tempestivo del trattamento, in particolare nel deficit di biotinidasi, patologia nella quale una terapia precoce e continuativa permette sia alle forme profonde sia a quelle parziali di rimanere sostanzialmente asintomatiche. L'implementazione del test molecolare di secondo livello rappresenta pertanto una strategia efficace per migliorare la specificità dello screening neonatale, ridurre i tempi diagnostici e ottimizzare la gestione clinica dei pazienti affetti da malattie metaboliche ereditarie.
Implementazione di un approccio molecolare di secondo livello nello screening neonatale per il deficit di biotinidasi, galattosemia e acidemia isovalerica
Francesca D’Angelo;Damiana Pieragostino;Vincenzo De Laurenzi;Liborio Stuppia
2026-01-01
Abstract
Lo screening neonatale (NBS) rappresenta uno strumento fondamentale per la diagnosi precoce delle malattie metaboliche ereditarie; tuttavia, lo screening biochimico di primo livello può generare risultati falsi positivi o borderline, determinando incertezza diagnostica e ritardando la presa in carico del neonato. L'introduzione di un test molecolare di secondo livello può migliorare l'accuratezza diagnostica e consentire una rapida conferma dei casi sospetti, favorendo un intervento terapeutico tempestivo. L'obiettivo di questo studio è stato valutare l'utilità clinica di un approccio molecolare di secondo livello nella conferma diagnostica di casi con risultati positivi o borderline allo screening neonatale per deficit di biotinidasi, galattosemia e acidemia isovalerica. A questo scopo, sono stati analizzati retrospettivamente i neonati identificati dallo screening biochimico, sottoponendoli ad analisi molecolari mirate dei geni BTD, GALT e IVD in base al sospetto diagnostico. I risultati biochimici, enzimatici e molecolari sono stati integrati per la definizione della diagnosi finale. Nel gruppo dei pazienti sottoposti a screening per il deficit di biotinidasi, l'analisi molecolare ha permesso di distinguere i portatori sani, i soggetti affetti da deficit parziale e i casi falsamente positivi. Due soggetti portatori della variante c.1270G>C hanno mostrato un quadro compatibile con un deficit parziale di biotinidasi, mentre un paziente eterozigote composto ha evidenziato un probabile deficit parziale. Un caso borderline con genotipo wild-type è stato classificato come falso positivo. Nel gruppo sottoposto a screening per la galattosemia, il test molecolare ha consentito di distinguere i casi di reale difetto enzimatico dalle varianti Duarte e dai casi falsi positivi. Per quanto riguarda lo screening dell'acidemia isovalerica (IVA), nessun paziente ha presentato risultati compatibili con la malattia. Un solo soggetto è risultato portatore eterozigote di una variante di significato clinico incerto (VUS) nel gene IVD ed è stato interpretato come portatore sano. Nel complesso, il test molecolare di secondo livello ha migliorato l'interpretazione dei risultati biochimici borderline, ridotto il numero di falsi positivi e accelerato la definizione diagnostica. La diagnosi precoce ha consentito l'avvio tempestivo del trattamento, in particolare nel deficit di biotinidasi, patologia nella quale una terapia precoce e continuativa permette sia alle forme profonde sia a quelle parziali di rimanere sostanzialmente asintomatiche. L'implementazione del test molecolare di secondo livello rappresenta pertanto una strategia efficace per migliorare la specificità dello screening neonatale, ridurre i tempi diagnostici e ottimizzare la gestione clinica dei pazienti affetti da malattie metaboliche ereditarie.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


