Nella tensione tra azione e responsabilità si concretizza il tema della sostenibilità. Essa si configura quale concetto multidimensionale che permea diversi settori disciplinari. Non ne rimane estraneo l’ordinamento tributario che, alla luce della progressiva valorizzazione della funzione extrafiscale del prelievo, concorre ad indirizzare l’agire economico delle imprese verso scelte coerenti con la tutela dell’ambiente e con la salvaguardia delle generazioni future. Muovendo da tali premesse, la ricerca propone una rilettura della fiscalità ambientale alla luce della sua funzione preventiva. In tale ottica, merita di essere ripensata la tradizionale distinzione tra le misure incentivanti e quelle disincentivanti: le prime, infatti, promuovono comportamenti virtuosi mediante il riconoscimento di vantaggi fiscali; le seconde, invece, incidono sulle attività che generano esternalità ambientali negative, assoggettandole ad un onere tributario finalizzato a trasferire i costi connessi agli interventi di ripristino ambientale sul soggetto responsabile dell’inquinamento. Ciò posto, potrebbe ipotizzarsi un’identità di ratio per le misure incentivanti e disincentivanti, privilegiando il principio di prevenzione rispetto al modello precauzionale. Difatti, entrambi gli strumenti – e non soltanto quelli incentivanti – dovrebbero perseguire la finalità di prevenire attività che comportino ricadute sfavorevoli sull’ecosistema. In altre parole, in presenza di pregiudizi ambientali scientificamente accertabili, la fiscalità non dovrebbe limitarsi a governarne le conseguenze, bensì incidere ex ante al fine di evitarne la causazione. Peraltro, una siffatta impostazione consentirebbe di superare talune obiezioni rivolte agli interventi disincentivanti. Si è sostenuto, infatti, che la funzione meramente riparatoria alla base della tassazione ambientale finirebbe per avvicinare il prelievo alla logica della sanzione e ciò mal si concilia con la natura propria del tributo, estranea a finalità sanzionatorie. In tal guisa, la fiscalità ambientale, ove ricondotta ad una logica preventiva, non assolverebbe ad una funzione compensatoria, quanto piuttosto a quella di orientare la pianificazione d’impresa – attraverso strumenti incentivanti e disincentivanti – verso assetti organizzativi e produttivi sostenibili, i cui benefici si riverberano sull’intera collettività e sulle generazioni future.

Sostenibilità e fiscalità ambientale: dalla logica della precauzione al modello della prevenzione

Giulia Di Rosso
2026-01-01

Abstract

Nella tensione tra azione e responsabilità si concretizza il tema della sostenibilità. Essa si configura quale concetto multidimensionale che permea diversi settori disciplinari. Non ne rimane estraneo l’ordinamento tributario che, alla luce della progressiva valorizzazione della funzione extrafiscale del prelievo, concorre ad indirizzare l’agire economico delle imprese verso scelte coerenti con la tutela dell’ambiente e con la salvaguardia delle generazioni future. Muovendo da tali premesse, la ricerca propone una rilettura della fiscalità ambientale alla luce della sua funzione preventiva. In tale ottica, merita di essere ripensata la tradizionale distinzione tra le misure incentivanti e quelle disincentivanti: le prime, infatti, promuovono comportamenti virtuosi mediante il riconoscimento di vantaggi fiscali; le seconde, invece, incidono sulle attività che generano esternalità ambientali negative, assoggettandole ad un onere tributario finalizzato a trasferire i costi connessi agli interventi di ripristino ambientale sul soggetto responsabile dell’inquinamento. Ciò posto, potrebbe ipotizzarsi un’identità di ratio per le misure incentivanti e disincentivanti, privilegiando il principio di prevenzione rispetto al modello precauzionale. Difatti, entrambi gli strumenti – e non soltanto quelli incentivanti – dovrebbero perseguire la finalità di prevenire attività che comportino ricadute sfavorevoli sull’ecosistema. In altre parole, in presenza di pregiudizi ambientali scientificamente accertabili, la fiscalità non dovrebbe limitarsi a governarne le conseguenze, bensì incidere ex ante al fine di evitarne la causazione. Peraltro, una siffatta impostazione consentirebbe di superare talune obiezioni rivolte agli interventi disincentivanti. Si è sostenuto, infatti, che la funzione meramente riparatoria alla base della tassazione ambientale finirebbe per avvicinare il prelievo alla logica della sanzione e ciò mal si concilia con la natura propria del tributo, estranea a finalità sanzionatorie. In tal guisa, la fiscalità ambientale, ove ricondotta ad una logica preventiva, non assolverebbe ad una funzione compensatoria, quanto piuttosto a quella di orientare la pianificazione d’impresa – attraverso strumenti incentivanti e disincentivanti – verso assetti organizzativi e produttivi sostenibili, i cui benefici si riverberano sull’intera collettività e sulle generazioni future.
2026
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11575/181140
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