Post-mortem surveillance of Mycobacterium tuberculosis complex (MTBC) in wildlife is essential to understand tuberculosis epidemiology in natural reservoirs and spillover hosts. Between 2013 and 2025, a total of 2,380 wild ungulates were necropsied. The study population comprised wild boar (Sus scrofa; n = 1,130), roe deer (Capreolus capreolus; n = 873), red deer (Cervus elaphus; n = 340), Apennine chamois (Rupicapra pyrenaica ornata; n = 24), fallow deer (Dama dama; n = 8), and mouflon (Ovis musimon; n = 5). Tissue samples collected from target lymph nodes were cultured for MTBC. All culture-positive animals (n = 5) presented tuberculosis-like lesions, whereas no MTBC was isolated from animals lacking visible lesions. These findings suggest that gross pathological lesions remain a strong predictor of MTBC detection and support their value as a key indicator in routine wildlife tuberculosis surveillance. INTRODUZIONE: La tubercolosi bovina, causata dal complesso Mycobacterium tuberculosis (MTBC), rappresenta una rilevante problematica nell’ambito del paradigma One Health [1,4]. Nonostante i programmi di eradicazione abbiano ridotto significativamente la prevalenza della malattia negli allevamenti bovini europei, la presenza di popolazioni selvatiche infette continua a costituire una fonte di mantenimento dell’infezione e un potenziale rischio di spillover verso gli allevamenti, in particolare nei sistemi estensivi e nelle aree caratterizzate dal pascolo condiviso tra fauna selvatica e animali domestici [2,7]. Tra gli ungulati selvatici europei il cervo, e soprattutto il cinghiale, svolgono un ruolo epidemiologico rilevante nel mantenimento dell’infezione [1,2,4]. Per tale motivo, l’esame anatomo-patologico costituisce uno dei principali strumenti di sorveglianza e il primo livello diagnostico nei programmi di monitoraggio della fauna selvatica [7]. Sebbene l’MTBC possa essere isolato anche in assenza di lesioni evidenti (NVL = Non Visible Lesions) [3, 6], la frequenza di tale evenienza nella sorveglianza routinaria rimane poco definita. Lo scopo di questo studio è stato di valutare l’associazione tra lesioni anatomo-patologiche compatibili con tubercolosi e isolamento colturale di MTBC negli ungulati selvatici dell’Italia centrale. MATERIALI E METODI: Nell’ambito del Piano regionale di sorveglianza sanitaria della fauna selvatica, tra gennaio 2013 e dicembre 2025, sono state sottoposte ad esame anatomo-patologico 2.380 carcasse di ungulati selvatici provenienti dai territori di competenza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise. Gli animali esaminati comprendevano 1.130 cinghiali (Sus scrofa), 340 cervi (Cervus elaphus), 873 caprioli (Capreolus capreolus), 24 camosci (Rupicapra pyrenaica ornata), 8 daini (Dama dama) e 5 mufloni (Ovis musimon). Durante l’esame necroscopico sono stati prelevati i linfonodi retrofaringei, sottomandibolari e tracheobronchiali, oltre ad altri organi e linfonodi ritenuti rilevanti ai fini diagnostici. Tutti i linfonodi sono stati sottoposti a esame ispettivo per la ricerca di lesioni riferibili a infezione tubercolare (granulomi caseosi e/o calcificati), mediante sezioni seriali effettuate a intervalli di circa 3mm. Sugli stessi campioni è stata eseguita la ricerca di Mycobacterium spp. mediante esame colturale su terreni solidi e liquidi (BACTEC MGIT), secondo le procedure diagnostiche raccomandate dal Manuale WOAH [7]. Gli isolati sono stati caratterizzati mediante metodiche biomolecolari per distinguere MTBC e micobatteri non tubercolari (NTM). Per i ceppi appartenenti al MTBC sono state inoltre eseguite ulteriori indagini di caratterizzazione molecolare ai fini epidemiologici. RISULTATI E DISCUSSIONE: All’isolamento colturale, 34 animali (1,43%) sono risultati positivi all'isolamento di Mycobacterium spp.: 27 cinghiali (2,39%), 4 caprioli (0,46%) e 3 cervi (0,88%). Nessuna positività è stata rilevata in camosci, daini e mufloni esaminati. Tra i 34 isolati, 5 appartenevano al complesso MTBC: 4 provenienti da cinghiali (0,35%) e 1 da cervo (0,29%). I dettagli della tipizzazione molecolare dei ceppi isolati nelle diverse specie sono riportati in Tabella 1. Tutti gli isolati MTBC (n = 5) provenivano da linfonodi con lesioni compatibili con tubercolosi bovina, mentre nessun micobatterio appartenente al complesso Mycobacterium tuberculosis è stato isolato da animali privi di lesioni macroscopiche. Tali risultati confermano la stretta associazione tra reperti anatomo-patologici e isolamento di MTBC, in accordo con precedenti studi condotti sugli ungulati selvatici europei [1,3,4,6]. L’isolamento di micobatteri non appartenenti al MTBC osservato nel presente studio conferma inoltre la diffusa esposizione della fauna selvatica a micobatteri ambientali [5]. Tali evidenze suggeriscono che, in condizioni di sorveglianza routinaria, la presenza di lesioni macroscopiche mantenga un elevato valore predittivo per l’identificazione dei soggetti realmente infetti da MTBC. Pertanto, l’esame anatomo-patologico rappresenta un efficace criterio per orientare il percorso diagnostico, consentendo di indirizzare prioritariamente l’isolamento colturale ai soggetti con lesioni sospette e di ottimizzare l’impiego delle risorse umane e strumentali, senza ridurre significativamente la capacità di individuazione dei casi. La sorveglianza passiva della fauna selvatica costituisce uno strumento essenziale per l’individuazione di malattie associate a lesioni macroscopiche rilevanti. I risultati ottenuti supportano l’opportunità di rafforzare tali attività attraverso l’esame ispettivo sistematico degli animali appartenenti a specie suscettibili oggetto di attività venatoria, al fine di migliorare la capacità di rilevazione precoce dei casi e il monitoraggio dell’interfaccia fauna selvatica–animali domestici, nell’ambito di un approccio integrato One Health.

Sorveglianza della tubercolosi negli ungulati selvatici dell’Italia centrale (2013-2025): ruolo dell’esame anatomo-patologico e dell’esame colturale nell’ottimizzazione del percorso diagnostico.

Alice Menozzi;Daria Di Sabatino;
2026-01-01

Abstract

Post-mortem surveillance of Mycobacterium tuberculosis complex (MTBC) in wildlife is essential to understand tuberculosis epidemiology in natural reservoirs and spillover hosts. Between 2013 and 2025, a total of 2,380 wild ungulates were necropsied. The study population comprised wild boar (Sus scrofa; n = 1,130), roe deer (Capreolus capreolus; n = 873), red deer (Cervus elaphus; n = 340), Apennine chamois (Rupicapra pyrenaica ornata; n = 24), fallow deer (Dama dama; n = 8), and mouflon (Ovis musimon; n = 5). Tissue samples collected from target lymph nodes were cultured for MTBC. All culture-positive animals (n = 5) presented tuberculosis-like lesions, whereas no MTBC was isolated from animals lacking visible lesions. These findings suggest that gross pathological lesions remain a strong predictor of MTBC detection and support their value as a key indicator in routine wildlife tuberculosis surveillance. INTRODUZIONE: La tubercolosi bovina, causata dal complesso Mycobacterium tuberculosis (MTBC), rappresenta una rilevante problematica nell’ambito del paradigma One Health [1,4]. Nonostante i programmi di eradicazione abbiano ridotto significativamente la prevalenza della malattia negli allevamenti bovini europei, la presenza di popolazioni selvatiche infette continua a costituire una fonte di mantenimento dell’infezione e un potenziale rischio di spillover verso gli allevamenti, in particolare nei sistemi estensivi e nelle aree caratterizzate dal pascolo condiviso tra fauna selvatica e animali domestici [2,7]. Tra gli ungulati selvatici europei il cervo, e soprattutto il cinghiale, svolgono un ruolo epidemiologico rilevante nel mantenimento dell’infezione [1,2,4]. Per tale motivo, l’esame anatomo-patologico costituisce uno dei principali strumenti di sorveglianza e il primo livello diagnostico nei programmi di monitoraggio della fauna selvatica [7]. Sebbene l’MTBC possa essere isolato anche in assenza di lesioni evidenti (NVL = Non Visible Lesions) [3, 6], la frequenza di tale evenienza nella sorveglianza routinaria rimane poco definita. Lo scopo di questo studio è stato di valutare l’associazione tra lesioni anatomo-patologiche compatibili con tubercolosi e isolamento colturale di MTBC negli ungulati selvatici dell’Italia centrale. MATERIALI E METODI: Nell’ambito del Piano regionale di sorveglianza sanitaria della fauna selvatica, tra gennaio 2013 e dicembre 2025, sono state sottoposte ad esame anatomo-patologico 2.380 carcasse di ungulati selvatici provenienti dai territori di competenza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise. Gli animali esaminati comprendevano 1.130 cinghiali (Sus scrofa), 340 cervi (Cervus elaphus), 873 caprioli (Capreolus capreolus), 24 camosci (Rupicapra pyrenaica ornata), 8 daini (Dama dama) e 5 mufloni (Ovis musimon). Durante l’esame necroscopico sono stati prelevati i linfonodi retrofaringei, sottomandibolari e tracheobronchiali, oltre ad altri organi e linfonodi ritenuti rilevanti ai fini diagnostici. Tutti i linfonodi sono stati sottoposti a esame ispettivo per la ricerca di lesioni riferibili a infezione tubercolare (granulomi caseosi e/o calcificati), mediante sezioni seriali effettuate a intervalli di circa 3mm. Sugli stessi campioni è stata eseguita la ricerca di Mycobacterium spp. mediante esame colturale su terreni solidi e liquidi (BACTEC MGIT), secondo le procedure diagnostiche raccomandate dal Manuale WOAH [7]. Gli isolati sono stati caratterizzati mediante metodiche biomolecolari per distinguere MTBC e micobatteri non tubercolari (NTM). Per i ceppi appartenenti al MTBC sono state inoltre eseguite ulteriori indagini di caratterizzazione molecolare ai fini epidemiologici. RISULTATI E DISCUSSIONE: All’isolamento colturale, 34 animali (1,43%) sono risultati positivi all'isolamento di Mycobacterium spp.: 27 cinghiali (2,39%), 4 caprioli (0,46%) e 3 cervi (0,88%). Nessuna positività è stata rilevata in camosci, daini e mufloni esaminati. Tra i 34 isolati, 5 appartenevano al complesso MTBC: 4 provenienti da cinghiali (0,35%) e 1 da cervo (0,29%). I dettagli della tipizzazione molecolare dei ceppi isolati nelle diverse specie sono riportati in Tabella 1. Tutti gli isolati MTBC (n = 5) provenivano da linfonodi con lesioni compatibili con tubercolosi bovina, mentre nessun micobatterio appartenente al complesso Mycobacterium tuberculosis è stato isolato da animali privi di lesioni macroscopiche. Tali risultati confermano la stretta associazione tra reperti anatomo-patologici e isolamento di MTBC, in accordo con precedenti studi condotti sugli ungulati selvatici europei [1,3,4,6]. L’isolamento di micobatteri non appartenenti al MTBC osservato nel presente studio conferma inoltre la diffusa esposizione della fauna selvatica a micobatteri ambientali [5]. Tali evidenze suggeriscono che, in condizioni di sorveglianza routinaria, la presenza di lesioni macroscopiche mantenga un elevato valore predittivo per l’identificazione dei soggetti realmente infetti da MTBC. Pertanto, l’esame anatomo-patologico rappresenta un efficace criterio per orientare il percorso diagnostico, consentendo di indirizzare prioritariamente l’isolamento colturale ai soggetti con lesioni sospette e di ottimizzare l’impiego delle risorse umane e strumentali, senza ridurre significativamente la capacità di individuazione dei casi. La sorveglianza passiva della fauna selvatica costituisce uno strumento essenziale per l’individuazione di malattie associate a lesioni macroscopiche rilevanti. I risultati ottenuti supportano l’opportunità di rafforzare tali attività attraverso l’esame ispettivo sistematico degli animali appartenenti a specie suscettibili oggetto di attività venatoria, al fine di migliorare la capacità di rilevazione precoce dei casi e il monitoraggio dell’interfaccia fauna selvatica–animali domestici, nell’ambito di un approccio integrato One Health.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11575/179920
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