La linea seguita da questo saggio non è quella di ricostruire una filosofia politica del corpo o un linea politica del corpo in filosofia. Percorso, questo, la cui linea prospettica si dilaterebbe in troppe direzioni e fin troppi piani di lettura, rischiando lacune, omissioni o generalizzazioni. E’ piuttosto sui quelli che ho definito i corpi infranti che si intende circoscrivere il focus dell’analisi e, attraverso autori e testi, percorrere un itinerario, una galleria da cui si aprono corridoi e prospettive, svolte e nuovi percorsi, che forse si lasceranno solo intravedere. Ma anche scegliendo questo taglio problematizzante, ci si rende conto di quanti siano le necessarie omissioni e le inevitabili scelte tematiche e testuali nella storia del pensiero occidentale. I corpi infranti richiamano quelle lacerazioni o polarizzazioni della natura umana fin dall’antichità sempre in dialogo e in conflitto con se stessa tra materia e spirito, tra corporeità e razionalità,. Ma non significa solo questo. L’obiettivo è quello di lasciare affiorare, in tutta la sgranatura delle contraddizioni in gioco, come alcune letture dalla considerazione e dalla implicazione della corporeità si possano leggere le relazioni di potere e le architetture assiologiche di epoche, correnti di pensiero, evoluzioni tecnologiche e nuove configurazioni sociali e politiche delle società moderne e postmoderne. Faccio mia l’intuizione di M. Hoberman che definisce il corpo come una “variabile ideologica” in grado di es-primere, proprio come un premere fuori, e di essere testimone delle strategie ideologiche, dei rapporto tra mito e riti collettivi, dei paradigmi etici a cui rinvia un sistema di idee e di governo. In una parola di non essere mai solo corpo. E di parlare, di essere linguaggio dell’’uomo sull’uomo e sulla società. [...]

I corpi infranti. Tracce e intersezioni simboliche tra etica e politica, Collana "Passato e Presente" diretta da Teresa Serra,

RICCI, Fiammetta
2013

Abstract

La linea seguita da questo saggio non è quella di ricostruire una filosofia politica del corpo o un linea politica del corpo in filosofia. Percorso, questo, la cui linea prospettica si dilaterebbe in troppe direzioni e fin troppi piani di lettura, rischiando lacune, omissioni o generalizzazioni. E’ piuttosto sui quelli che ho definito i corpi infranti che si intende circoscrivere il focus dell’analisi e, attraverso autori e testi, percorrere un itinerario, una galleria da cui si aprono corridoi e prospettive, svolte e nuovi percorsi, che forse si lasceranno solo intravedere. Ma anche scegliendo questo taglio problematizzante, ci si rende conto di quanti siano le necessarie omissioni e le inevitabili scelte tematiche e testuali nella storia del pensiero occidentale. I corpi infranti richiamano quelle lacerazioni o polarizzazioni della natura umana fin dall’antichità sempre in dialogo e in conflitto con se stessa tra materia e spirito, tra corporeità e razionalità,. Ma non significa solo questo. L’obiettivo è quello di lasciare affiorare, in tutta la sgranatura delle contraddizioni in gioco, come alcune letture dalla considerazione e dalla implicazione della corporeità si possano leggere le relazioni di potere e le architetture assiologiche di epoche, correnti di pensiero, evoluzioni tecnologiche e nuove configurazioni sociali e politiche delle società moderne e postmoderne. Faccio mia l’intuizione di M. Hoberman che definisce il corpo come una “variabile ideologica” in grado di es-primere, proprio come un premere fuori, e di essere testimone delle strategie ideologiche, dei rapporto tra mito e riti collettivi, dei paradigmi etici a cui rinvia un sistema di idee e di governo. In una parola di non essere mai solo corpo. E di parlare, di essere linguaggio dell’’uomo sull’uomo e sulla società. [...]
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