I DSD sono molto più diffusi di quanto si pensi e la loro cura evidenzia una pluralità di questioni critiche, legate ad un duplice ordine di questioni. La prima è legata al fatto che si tratta di disturbi legati all'identità sessuale; la seconda concerne la minore età dei soggetti eventualmente trattati. Da quest'ultimo ordine di criticità ne emerge un altro di portata più generale ed, allo stesso tempo, specifico, dato da una riflessione sul consenso "informato" in una simile condizione. Il saggio, dopo una breve disamina dei DSD, intende esplorare le criticità emergenti in tale ambito: criticità denotate da una complessità intrinseca per l'essere ancorate alle questioni dell'identificazione di genere, l'eventuale possibilità di procedere terapeuticamente al fine di conferire un'esteriorità conforme alla percezione del genere di appartenenza. Una complessità elevata esponenzialmente, nel caso i soggetti coinvolti sono minorenni, per il loro essere ancora in formazione (di qui, come valutare una non identificazione di genere consona con l'esteriorità?), nonché per la loro essenziale condizione di incapacità di agire, che demanda ai genitori o ai tutori legali l'onere di esprimere un eventuale consenso per il via a trattamenti terapeutici. Chi decide? I minori? In tal caso, quale valore può avere una loro volontà, considerandone anche l'estrema influenzabilità? Gli adulti legittimati? In tal caso, fino a che punto si può estendere la loro espressione, considerando che si tratta di aspetti intimissimi della personalità e considerando anche che loro stessi subiscono comunque l'influenza di ineluttabili condizionamenti culturali? Cosa si decide? Fino a che punto può estendersi la manifestazione di volontà (chiunque la esprima) e cosa può riguardare?

Minori affetti da DSD: chi decide cosa?

DI GIANDOMENICO, Anna
2015-01-01

Abstract

I DSD sono molto più diffusi di quanto si pensi e la loro cura evidenzia una pluralità di questioni critiche, legate ad un duplice ordine di questioni. La prima è legata al fatto che si tratta di disturbi legati all'identità sessuale; la seconda concerne la minore età dei soggetti eventualmente trattati. Da quest'ultimo ordine di criticità ne emerge un altro di portata più generale ed, allo stesso tempo, specifico, dato da una riflessione sul consenso "informato" in una simile condizione. Il saggio, dopo una breve disamina dei DSD, intende esplorare le criticità emergenti in tale ambito: criticità denotate da una complessità intrinseca per l'essere ancorate alle questioni dell'identificazione di genere, l'eventuale possibilità di procedere terapeuticamente al fine di conferire un'esteriorità conforme alla percezione del genere di appartenenza. Una complessità elevata esponenzialmente, nel caso i soggetti coinvolti sono minorenni, per il loro essere ancora in formazione (di qui, come valutare una non identificazione di genere consona con l'esteriorità?), nonché per la loro essenziale condizione di incapacità di agire, che demanda ai genitori o ai tutori legali l'onere di esprimere un eventuale consenso per il via a trattamenti terapeutici. Chi decide? I minori? In tal caso, quale valore può avere una loro volontà, considerandone anche l'estrema influenzabilità? Gli adulti legittimati? In tal caso, fino a che punto si può estendere la loro espressione, considerando che si tratta di aspetti intimissimi della personalità e considerando anche che loro stessi subiscono comunque l'influenza di ineluttabili condizionamenti culturali? Cosa si decide? Fino a che punto può estendersi la manifestazione di volontà (chiunque la esprima) e cosa può riguardare?
2015
978-88-548-9016-9
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