Una decisione della Camera della Sommaria del 22-23 febbraio 1633 stabilì la nullità dei pacta immunitatis comunemente inseriti nei contratti censuali stipulati dalle universitates meridionali con i loro creditori istrumentari: fu cioè dichiarata l’invalidità degli accordi in forza dei quali i creditori erano esentati dal versamento della bonatenentia per la rendita costituita in loro favore a fronte della erogazione di una somma di denaro a vantaggio delle universitates. A difendere le università meridionali era l’avvocato partenopeo Nicola Antonio Marotta, le cui argomentazioni furono pubblicate nel 1642 a cura del figlio sotto il titolo: Tractatus de collecta, seu bonatenentia. L’”abuso della bonatenenza”, con il perverso meccanismo di ulteriore indebitamento che si trascinava dietro, è un nodo critico delle finanze municipali del Meridione d’Italia per tutta l’età moderna. Principali responsabili di esso furono ecclesiastici, baroni e creditori istrumentari, questi ultimi invocati in soccorso dalle universitates assetate di numerario per far fronte al sempre crescente peso delle funzioni fiscali. Sulla nullità dei pacta immunitatis concordavano la dottrina giuridica e quella teologica, argomentando a partire dalla assimilazione dell’emptio census all’emptio-venditio e dal superamento del pretium iustum del censo, che conseguiva proprio dall’applicazione di tali patti. Si trattava, dunque, da parte del Marotta, non tanto di costruire una tesi originale a difesa delle posizioni delle università, bensì di dar voce ad un’istanza di legalità che proveniva da basso, da quelle università che, contro i principi consolidati, erano vessate dai loro creditori.[...]

“Universitates”, censi e imposte dirette nel Regno di Napoli (sec. XVII). Con la ristampa anastatica del trattato “De collecta, seu bonatenentia” di Nicola Antonio Marotta

ROGGERO, Federico
2008

Abstract

Una decisione della Camera della Sommaria del 22-23 febbraio 1633 stabilì la nullità dei pacta immunitatis comunemente inseriti nei contratti censuali stipulati dalle universitates meridionali con i loro creditori istrumentari: fu cioè dichiarata l’invalidità degli accordi in forza dei quali i creditori erano esentati dal versamento della bonatenentia per la rendita costituita in loro favore a fronte della erogazione di una somma di denaro a vantaggio delle universitates. A difendere le università meridionali era l’avvocato partenopeo Nicola Antonio Marotta, le cui argomentazioni furono pubblicate nel 1642 a cura del figlio sotto il titolo: Tractatus de collecta, seu bonatenentia. L’”abuso della bonatenenza”, con il perverso meccanismo di ulteriore indebitamento che si trascinava dietro, è un nodo critico delle finanze municipali del Meridione d’Italia per tutta l’età moderna. Principali responsabili di esso furono ecclesiastici, baroni e creditori istrumentari, questi ultimi invocati in soccorso dalle universitates assetate di numerario per far fronte al sempre crescente peso delle funzioni fiscali. Sulla nullità dei pacta immunitatis concordavano la dottrina giuridica e quella teologica, argomentando a partire dalla assimilazione dell’emptio census all’emptio-venditio e dal superamento del pretium iustum del censo, che conseguiva proprio dall’applicazione di tali patti. Si trattava, dunque, da parte del Marotta, non tanto di costruire una tesi originale a difesa delle posizioni delle università, bensì di dar voce ad un’istanza di legalità che proveniva da basso, da quelle università che, contro i principi consolidati, erano vessate dai loro creditori.[...]
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