E se ci stessimo lentamente avvelenando senza saperlo? Sono Alice Menozzi, naturalista e medico veterinario specializzato in specie esotiche e selvatiche, e dottoranda in Tossicologia e Farmacologia Veterinaria all’IZSAM. Il mio lavoro parte da una domanda molto semplice: quanto sono diffuse nell’ambiente le sostanze tossiche a cui gli animali, e potenzialmente anche noi stessi, siamo continuamente esposti? Io e il mio gruppo studiamo contaminanti come rodenticidi, pesticidi, microplastiche, metalli pesanti e PFAS attraverso gli animali sentinella: specie che, vivendo a stretto contatto con un determinato territorio e con la molecola che vogliamo andare ad indagare, possono raccontarci ciò che sta accadendo prima ancora che diventi evidente ai nostri occhi. In pratica analizzo matrici biologiche come fegato e rene, ma anche matrici non invasive come pelo, penne e feci, di più facile reperimento nell’ambiente, non avendo la necessità dell’animale vivo o morto. In questo modo possiamo capire se un contaminante è presente, in quale quantità e, soprattutto, quali effetti stia producendo sull’organismo. Perché non ci interessano soltanto le intossicazioni acute, responsabili della mortalità diretta dell’animale, ma ancor di più quelle croniche. Se un individuo è esposto a una determinata sostanza per lungo tempo, quali possono essere gli effetti sul suo organismo? E andando ancora più a fondo, se diversi contaminanti sono presenti a basse concentrazioni in un determinato individuo, ci sono effetti sinergici responsabili della riduzione della fitness? Per fare ciò ci avvaliamo di biomarker, in grado di correlare l’esposizione al contaminante con il suo reale effetto biologico. Oggi stiamo lavorando, ad esempio, sulla ricerca di pesticidi nel guano dei pipistrelli, sui rodenticidi anticoagulanti nel lupo appenninico e iberico e sulle microplastiche nel cinghiale. L’obiettivo finale è trasformare gli animali selvatici in vere e proprie sentinelle della salute dell’ambiente, producendo dati che possano aiutarci a comprendere meglio i rischi per gli ecosistemi, per gli animali e, in una prospettiva One Health, anche per l’uomo. Per far crescere questi progetti cerco aziende, enti e professionisti interessati a collaborare, sviluppare nuove applicazioni o investire nella ricerca. Perché capire cosa sta accadendo agli animali che condividono il nostro ambiente può aiutarci a capire, prima, cosa sta accadendo anche a noi.

E se ci stessimo avvelenando lentamente senza saperlo? Le sentinelle dell'invisibile Gli animali ci mostrano ciò che l'ambiente nasconde

Alice Menozzi
2026-01-01

Abstract

E se ci stessimo lentamente avvelenando senza saperlo? Sono Alice Menozzi, naturalista e medico veterinario specializzato in specie esotiche e selvatiche, e dottoranda in Tossicologia e Farmacologia Veterinaria all’IZSAM. Il mio lavoro parte da una domanda molto semplice: quanto sono diffuse nell’ambiente le sostanze tossiche a cui gli animali, e potenzialmente anche noi stessi, siamo continuamente esposti? Io e il mio gruppo studiamo contaminanti come rodenticidi, pesticidi, microplastiche, metalli pesanti e PFAS attraverso gli animali sentinella: specie che, vivendo a stretto contatto con un determinato territorio e con la molecola che vogliamo andare ad indagare, possono raccontarci ciò che sta accadendo prima ancora che diventi evidente ai nostri occhi. In pratica analizzo matrici biologiche come fegato e rene, ma anche matrici non invasive come pelo, penne e feci, di più facile reperimento nell’ambiente, non avendo la necessità dell’animale vivo o morto. In questo modo possiamo capire se un contaminante è presente, in quale quantità e, soprattutto, quali effetti stia producendo sull’organismo. Perché non ci interessano soltanto le intossicazioni acute, responsabili della mortalità diretta dell’animale, ma ancor di più quelle croniche. Se un individuo è esposto a una determinata sostanza per lungo tempo, quali possono essere gli effetti sul suo organismo? E andando ancora più a fondo, se diversi contaminanti sono presenti a basse concentrazioni in un determinato individuo, ci sono effetti sinergici responsabili della riduzione della fitness? Per fare ciò ci avvaliamo di biomarker, in grado di correlare l’esposizione al contaminante con il suo reale effetto biologico. Oggi stiamo lavorando, ad esempio, sulla ricerca di pesticidi nel guano dei pipistrelli, sui rodenticidi anticoagulanti nel lupo appenninico e iberico e sulle microplastiche nel cinghiale. L’obiettivo finale è trasformare gli animali selvatici in vere e proprie sentinelle della salute dell’ambiente, producendo dati che possano aiutarci a comprendere meglio i rischi per gli ecosistemi, per gli animali e, in una prospettiva One Health, anche per l’uomo. Per far crescere questi progetti cerco aziende, enti e professionisti interessati a collaborare, sviluppare nuove applicazioni o investire nella ricerca. Perché capire cosa sta accadendo agli animali che condividono il nostro ambiente può aiutarci a capire, prima, cosa sta accadendo anche a noi.
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