La disfunzione cognitiva canina è una malattia simile all’Alzheimer degli esseri umani, con molte caratteristiche in comune, tanto che getta un ponte tra ricerca in medicina veterinaria e umana. Al momento attuale è oggetto di una sfida. Non c’è solo l’esigenza, come per la malattia di Alzheimer, di avanzare nelle conoscenze mediche. C’è un problema nella sua gestione, che è un paradosso: da un lato la malattia è frequente e seria, dall’altro è trascurata. Colpisce molti cani con l’avanzare dell’età. Indagini epidemiologiche condotte in vari paesi del mondo indicano che compare in una minoranza dei cani già prima degli 8 anni e arriva a interessarne più della metà dopo i 14-15 anni. Si manifesta con deterioramento cognitivo e disturbi comportamentali che vanno peggiorando nel tempo. I disturbi cambiano la vita dei cani, compromettono il loro benessere e sono motivo di disagio per i proprietari. Possono anche guastare la relazione proprietario-cane. Nonostante interessi molti cani e abbia conseguenze serie, la malattia, come indicano gli studi epidemiologici, spesso non viene diagnosticata. In un’indagine i veterinari dichiaravano di diagnosticare pochi casi l’anno o di averne diagnosticati alcuni nella loro carriera, ma dalle stime avrebbero dovuto visitare un cane affetto 8 dalla malattia ogni 4-10 giorni. Oltre che diagnosticata raramente, la malattia tende a non essere curata. Di solito poi non ci si pone il problema di prevenirla, anche se questa sembra proprio la strategia più ragionevole. Le ragioni che portano a trascurare questa malattia sono diverse e complesse. Tuttavia il problema va affrontato. Prenderne atto e approfondire le conoscenze in merito è un primo passo. Il libro illustra ciò che sappiamo della malattia, dalla patogenesi alle manifestazioni, le procedure e gli strumenti diagnostici, i trattamenti e la prevenzione. Inquadra poi il problema da affrontare, evidenziando la prevalenza della malattia nella popolazione canina, le consegue serie che ha, il fenomeno della sottodiagnosi e della tendenza a trascurarne la gestione. Vengono infine prospettati possibili interventi per cercare di risolvere il problema e si parla in conclusione dell’empowerment dei proprietari e di quello professionale e organizzativo. Abbiamo cercato di scrivere il libro in modo da renderlo leggibile per tutti pur essendo tecnico.

La disfunzione cognitiva canina. Un problema da affrontare per il bene dei cani e dei proprietari

Parisio Di Giovanni;Alessandra Martelli
;
2026-01-01

Abstract

La disfunzione cognitiva canina è una malattia simile all’Alzheimer degli esseri umani, con molte caratteristiche in comune, tanto che getta un ponte tra ricerca in medicina veterinaria e umana. Al momento attuale è oggetto di una sfida. Non c’è solo l’esigenza, come per la malattia di Alzheimer, di avanzare nelle conoscenze mediche. C’è un problema nella sua gestione, che è un paradosso: da un lato la malattia è frequente e seria, dall’altro è trascurata. Colpisce molti cani con l’avanzare dell’età. Indagini epidemiologiche condotte in vari paesi del mondo indicano che compare in una minoranza dei cani già prima degli 8 anni e arriva a interessarne più della metà dopo i 14-15 anni. Si manifesta con deterioramento cognitivo e disturbi comportamentali che vanno peggiorando nel tempo. I disturbi cambiano la vita dei cani, compromettono il loro benessere e sono motivo di disagio per i proprietari. Possono anche guastare la relazione proprietario-cane. Nonostante interessi molti cani e abbia conseguenze serie, la malattia, come indicano gli studi epidemiologici, spesso non viene diagnosticata. In un’indagine i veterinari dichiaravano di diagnosticare pochi casi l’anno o di averne diagnosticati alcuni nella loro carriera, ma dalle stime avrebbero dovuto visitare un cane affetto 8 dalla malattia ogni 4-10 giorni. Oltre che diagnosticata raramente, la malattia tende a non essere curata. Di solito poi non ci si pone il problema di prevenirla, anche se questa sembra proprio la strategia più ragionevole. Le ragioni che portano a trascurare questa malattia sono diverse e complesse. Tuttavia il problema va affrontato. Prenderne atto e approfondire le conoscenze in merito è un primo passo. Il libro illustra ciò che sappiamo della malattia, dalla patogenesi alle manifestazioni, le procedure e gli strumenti diagnostici, i trattamenti e la prevenzione. Inquadra poi il problema da affrontare, evidenziando la prevalenza della malattia nella popolazione canina, le consegue serie che ha, il fenomeno della sottodiagnosi e della tendenza a trascurarne la gestione. Vengono infine prospettati possibili interventi per cercare di risolvere il problema e si parla in conclusione dell’empowerment dei proprietari e di quello professionale e organizzativo. Abbiamo cercato di scrivere il libro in modo da renderlo leggibile per tutti pur essendo tecnico.
2026
9798254976929
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11575/179700
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