The essay examines the role of voice, memory, and storytelling in Margaret Atwood’s The Handmaid’s Tale, focusing on the ways in which Offred’s narrative becomes a means of resistance and of constructing subjectivity within the patriarchal regime of Gilead. Through the fragmented recovery of personal experience, the protagonist creates a form of counter-memory that challenges both the erasure of the past and the official narrative imposed by power. Storytelling also establishes a relationship with an indefinite future addressee, making listening and interpretation essential components of testimony. The analysis of the “Historical Notes,” however, shows how Offred’s voice is subsequently mediated, ordered, and reinterpreted by male academic authority, thus problematizing the authenticity and autonomy of her speech. The novel consequently foregrounds the relationship between memory, power, and interpretation, while questioning the reader’s role in reactivating the Handmaid’s voice.

Il saggio analizza il ruolo della voce, della memoria e della narrazione in The Handmaid’s Tale di Margaret Atwood, mettendo in luce il modo in cui il racconto di Offred si configura come strumento di resistenza e di costruzione della soggettività all’interno del regime patriarcale di Gilead. Attraverso il recupero frammentario dell’esperienza personale, la protagonista costruisce una forma di contro-memoria che si oppone alla cancellazione del passato e alla narrazione ufficiale imposta dal potere. L’atto del raccontare stabilisce inoltre una relazione con un destinatario futuro e indefinito, facendo dell’ascolto e dell’interpretazione componenti essenziali della testimonianza. L’analisi delle “Historical Notes” mostra tuttavia come la voce di Offred venga successivamente mediata, ordinata e reinterpretata dall’autorità accademica maschile, problematizzando l’autenticità e l’autonomia della sua parola. Il romanzo pone così al centro la relazione tra memoria, potere e interpretazione e interroga il ruolo del lettore nella riattivazione della voce dell’ancella.

La voce dell’ancella e il potere della memoria in The Handmaid’s Tale

Ruggiero Alessandra
2026-01-01

Abstract

The essay examines the role of voice, memory, and storytelling in Margaret Atwood’s The Handmaid’s Tale, focusing on the ways in which Offred’s narrative becomes a means of resistance and of constructing subjectivity within the patriarchal regime of Gilead. Through the fragmented recovery of personal experience, the protagonist creates a form of counter-memory that challenges both the erasure of the past and the official narrative imposed by power. Storytelling also establishes a relationship with an indefinite future addressee, making listening and interpretation essential components of testimony. The analysis of the “Historical Notes,” however, shows how Offred’s voice is subsequently mediated, ordered, and reinterpreted by male academic authority, thus problematizing the authenticity and autonomy of her speech. The novel consequently foregrounds the relationship between memory, power, and interpretation, while questioning the reader’s role in reactivating the Handmaid’s voice.
2026
9791222332529
Il saggio analizza il ruolo della voce, della memoria e della narrazione in The Handmaid’s Tale di Margaret Atwood, mettendo in luce il modo in cui il racconto di Offred si configura come strumento di resistenza e di costruzione della soggettività all’interno del regime patriarcale di Gilead. Attraverso il recupero frammentario dell’esperienza personale, la protagonista costruisce una forma di contro-memoria che si oppone alla cancellazione del passato e alla narrazione ufficiale imposta dal potere. L’atto del raccontare stabilisce inoltre una relazione con un destinatario futuro e indefinito, facendo dell’ascolto e dell’interpretazione componenti essenziali della testimonianza. L’analisi delle “Historical Notes” mostra tuttavia come la voce di Offred venga successivamente mediata, ordinata e reinterpretata dall’autorità accademica maschile, problematizzando l’autenticità e l’autonomia della sua parola. Il romanzo pone così al centro la relazione tra memoria, potere e interpretazione e interroga il ruolo del lettore nella riattivazione della voce dell’ancella.
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