Con l’incremento della popolazione mondiale, i cambiamenti climatici stanno diventando un problema sempre più impellente, ed è ormai chiaro come ci sia la necessità di salvaguardare gli ecosistemi, non solo per una questione etica ma anche, in una visione molto più egoistica, per la sopravvivenza della nostra stessa specie. La sicurezza alimentare è a rischio, e il monitoraggio e la protezione dell’ape potrebbero essere la chiave di svolta in una situazione sempre più drammatica. Questo piccolo insetto impollinatore fa parte della grande famiglia degli Apidi, in cui la specie di maggior interesse a livello europeo è “Apis mellifera”. Oltre a produrre miele, cera d’api, propoli, pappa reale e polline d’api, elementi completi ricchi di tutti i nutrienti necessari, è anche un bioindicatore ambientale e un insetto impollinatore. Bioindicatore grazie alle caratteristiche fisiche ed etologiche di questa specie: sono estremamente sensibili ad alterazioni del loro habitat naturale e si possono utilizzare sia per studiare i cambiamenti climatici che per valutare lo stato di salute dell’ecosistema in cui vivono (McGeoch, 1998). Pesticidi, metalli pesanti e altri contaminanti ambientali si accumulano nel loro organismo e nei prodotti apistici, tanto da poter essere misurati e valutati (Celli et al., 1996). Le api si predispongono al monitoraggio ambientale per varie caratteristiche, quali: facilità di allevamento e gestione, distribuzione ampia e adattabilità, basso fabbisogno alimentare, corpo peloso, alta sensibilità ai pesticidi, ampio raggio d’azione (Girotti et al., 2020), alta frequenza di campionamento, capacità di accumulare contaminanti, indicatori precoci. Durante la ricerca di polline e nettare infatti, queste interagiscono con vari elementi dell’ecosistema, come l’acqua, la vegetazione, l’aria e il suolo, raccogliendo informazioni su diversi comparti ambientali, fornendo così un quadro dettagliato sulle condizioni dell’ecosistema in cui vivono (Crane, 1984). Il monitoraggio di questi insetti ci permette però di avere una visione ancora più ampia su cambiamenti climatici globali. Queste risentono del rialzo termico (Mcafee et al., 2020), reagendo con un risveglio precoce che scollega il loro ciclo vitale a quello della fioritura delle piante a cui sono strettamente interconnesse, una compromissione della loro riproduzione (sia per quanto riguarda i fuchi che i diversi stadi pupali), un aumento del loro metabolismo basale, un aumento dei ROS (Ward et al., 2022), un maggiore rischio di disidratazione: tutto ciò può compromettere la loro sopravvivenza in maniera considerevole. Minore disponibilità di acqua e cibo, o cibo inutilizzabile a causa dell’aumento della viscosità del nettare causato dalla sua disidratazione, sono altri fattori connessi al caldo estremo e alla siccità, responsabili della scomparsa di questi piccoli insetto (Nicolson et al., 2009). Anche piogge intense e inondazioni hanno effetti negativi, danneggiando sia l’habitat in cui vivono, che loro stesse quando le precipitazioni si fanno molto intense (Lawson et al., 2019). I cambiamenti climatici rendono questi organismi più sensibili ad infezioni virali, infestazioni parassitarie, tossicità da pesticidi e diffusione di specie invasive. Capire cosa sta mettendo a rischio questa famiglia di insetti ci aiuterà anche a creare piani di azione mirati, il più efficaci possibili, di modo da salvaguardare anche la sicurezza alimentare, in maniera ecosostenibile. Le api sono infatti responsabili dell’impollinazione della maggior parte delle specie vegetali esistenti, soprattutto quelle di interesse alimentare, e tentativi di sostituirle con l’intervento dell’uomo sono risultati inefficaci, rendendo questo insetto insostituibile e strettamente connesso alla sopravvivenza della nostra specie. La loro salvaguardia è sempre più impellente e occorrono soluzioni concrete per evitare situazioni irreversibili in futuro. Questo studio è un approfondimento sulla tematica, iniziando da un’introduzione generale sulla specie e le caratteristiche etologico-morfologiche della stessa trattate nel capitolo 1, per poi passare al capitolo 2 in cui si chiarisce la sua importanza per l’ambiente e l’umanità. Nel capitolo 3 è trattato il cambiamento climatico in tutti i suoi aspetti e nel capitolo 4 invece, il lettore può trovare gli effetti nello specifico che questo ha su Apis mellifera. Nel capitolo 5 sono presentate le soluzioni che potrebbero essere prese per arginare la problematica e nell’ultimo capitolo si esplicitano riflessioni personali a riguardo. L’obiettivo prefissato è quello di valutare l’impatto del cambiamento climatico su Apis mellifera, una tematica attuale, che rappresenta un rischio per la sostenibilità eco-alimentare globale.

Impatto del cambiamento climatico su Apis mellifera: Un rischio per la sostenibilità eco-alimentare globale

Alice Menozzi;Francesco Albagini;Christian Fantilli.
2025-01-01

Abstract

Con l’incremento della popolazione mondiale, i cambiamenti climatici stanno diventando un problema sempre più impellente, ed è ormai chiaro come ci sia la necessità di salvaguardare gli ecosistemi, non solo per una questione etica ma anche, in una visione molto più egoistica, per la sopravvivenza della nostra stessa specie. La sicurezza alimentare è a rischio, e il monitoraggio e la protezione dell’ape potrebbero essere la chiave di svolta in una situazione sempre più drammatica. Questo piccolo insetto impollinatore fa parte della grande famiglia degli Apidi, in cui la specie di maggior interesse a livello europeo è “Apis mellifera”. Oltre a produrre miele, cera d’api, propoli, pappa reale e polline d’api, elementi completi ricchi di tutti i nutrienti necessari, è anche un bioindicatore ambientale e un insetto impollinatore. Bioindicatore grazie alle caratteristiche fisiche ed etologiche di questa specie: sono estremamente sensibili ad alterazioni del loro habitat naturale e si possono utilizzare sia per studiare i cambiamenti climatici che per valutare lo stato di salute dell’ecosistema in cui vivono (McGeoch, 1998). Pesticidi, metalli pesanti e altri contaminanti ambientali si accumulano nel loro organismo e nei prodotti apistici, tanto da poter essere misurati e valutati (Celli et al., 1996). Le api si predispongono al monitoraggio ambientale per varie caratteristiche, quali: facilità di allevamento e gestione, distribuzione ampia e adattabilità, basso fabbisogno alimentare, corpo peloso, alta sensibilità ai pesticidi, ampio raggio d’azione (Girotti et al., 2020), alta frequenza di campionamento, capacità di accumulare contaminanti, indicatori precoci. Durante la ricerca di polline e nettare infatti, queste interagiscono con vari elementi dell’ecosistema, come l’acqua, la vegetazione, l’aria e il suolo, raccogliendo informazioni su diversi comparti ambientali, fornendo così un quadro dettagliato sulle condizioni dell’ecosistema in cui vivono (Crane, 1984). Il monitoraggio di questi insetti ci permette però di avere una visione ancora più ampia su cambiamenti climatici globali. Queste risentono del rialzo termico (Mcafee et al., 2020), reagendo con un risveglio precoce che scollega il loro ciclo vitale a quello della fioritura delle piante a cui sono strettamente interconnesse, una compromissione della loro riproduzione (sia per quanto riguarda i fuchi che i diversi stadi pupali), un aumento del loro metabolismo basale, un aumento dei ROS (Ward et al., 2022), un maggiore rischio di disidratazione: tutto ciò può compromettere la loro sopravvivenza in maniera considerevole. Minore disponibilità di acqua e cibo, o cibo inutilizzabile a causa dell’aumento della viscosità del nettare causato dalla sua disidratazione, sono altri fattori connessi al caldo estremo e alla siccità, responsabili della scomparsa di questi piccoli insetto (Nicolson et al., 2009). Anche piogge intense e inondazioni hanno effetti negativi, danneggiando sia l’habitat in cui vivono, che loro stesse quando le precipitazioni si fanno molto intense (Lawson et al., 2019). I cambiamenti climatici rendono questi organismi più sensibili ad infezioni virali, infestazioni parassitarie, tossicità da pesticidi e diffusione di specie invasive. Capire cosa sta mettendo a rischio questa famiglia di insetti ci aiuterà anche a creare piani di azione mirati, il più efficaci possibili, di modo da salvaguardare anche la sicurezza alimentare, in maniera ecosostenibile. Le api sono infatti responsabili dell’impollinazione della maggior parte delle specie vegetali esistenti, soprattutto quelle di interesse alimentare, e tentativi di sostituirle con l’intervento dell’uomo sono risultati inefficaci, rendendo questo insetto insostituibile e strettamente connesso alla sopravvivenza della nostra specie. La loro salvaguardia è sempre più impellente e occorrono soluzioni concrete per evitare situazioni irreversibili in futuro. Questo studio è un approfondimento sulla tematica, iniziando da un’introduzione generale sulla specie e le caratteristiche etologico-morfologiche della stessa trattate nel capitolo 1, per poi passare al capitolo 2 in cui si chiarisce la sua importanza per l’ambiente e l’umanità. Nel capitolo 3 è trattato il cambiamento climatico in tutti i suoi aspetti e nel capitolo 4 invece, il lettore può trovare gli effetti nello specifico che questo ha su Apis mellifera. Nel capitolo 5 sono presentate le soluzioni che potrebbero essere prese per arginare la problematica e nell’ultimo capitolo si esplicitano riflessioni personali a riguardo. L’obiettivo prefissato è quello di valutare l’impatto del cambiamento climatico su Apis mellifera, una tematica attuale, che rappresenta un rischio per la sostenibilità eco-alimentare globale.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11575/178980
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