Nell’opera “Europa e Post-Europa” di Patočka viene evidenziato il fenomeno della crisi dell’Europa che si sostanzia in un mutamento di modo di pensare l’Europa stessa, come vicenda intellettuale, che cessa di essere filosofia e diviene tecnica. Per Patočka, il predominio universale e pervasivo della tecnica, la conseguente riduzione della realtà a immenso serbatoio di energie e l’instaurazione di un ciclo di produzione continua appaiono come un paradossale e inquietante ritorno ad una condizione simile a quella pre-storica, in cui il mondo intero e l’esistenza stessa sono sottomessi all’unico scopo della ricerca, produzione e consumo dei mezzi necessari alla riproduzione della vita. Nella Post-Europa tutto è tecnica e la tecnica consiste in un modo di risolvere i problemi pratici, di realizzare un fine. Il carattere essenziale del Post-Europa è che tutto diviene calcolabile ed al mondo dell’esperienza comune viene sostituito il mondo dell’esperienza tecnica, che quindi diviene il luogo per risolvere problemi pratici. La tecnica coincide con la capacità pratica di raggiungere un determinato fine e la sua natura le consente di essere universale. La tecnica può essere universalizzata, ma non possono essere universalizzati i contenuti culturali o antropologici ed è proprio da questo che ha origine la crisi europea. Nel momento in cui l’Europa cessa di essere scienza filosofica e diviene scienza, anche la politica viene investita da questo mutamento, divenendo tecnica di costruzione sociale e di ricerca del consenso. Ben diversa è la visione aristotelica dove invece la politica è un’etica descrittiva che coincide con la filosofia pratica e consiste nella ricerca del bene supremo: la felicità. A questo punto occorre chiedersi se allo stato attuale sarebbe possibile effettuare un’inversione di tendenza nella concezione dell’Europa e se il ricorso alla filosofia di Aristotele possa essere di aiuto.
La politica come techne del bene comune
Truscelli Giordana
2025-01-01
Abstract
Nell’opera “Europa e Post-Europa” di Patočka viene evidenziato il fenomeno della crisi dell’Europa che si sostanzia in un mutamento di modo di pensare l’Europa stessa, come vicenda intellettuale, che cessa di essere filosofia e diviene tecnica. Per Patočka, il predominio universale e pervasivo della tecnica, la conseguente riduzione della realtà a immenso serbatoio di energie e l’instaurazione di un ciclo di produzione continua appaiono come un paradossale e inquietante ritorno ad una condizione simile a quella pre-storica, in cui il mondo intero e l’esistenza stessa sono sottomessi all’unico scopo della ricerca, produzione e consumo dei mezzi necessari alla riproduzione della vita. Nella Post-Europa tutto è tecnica e la tecnica consiste in un modo di risolvere i problemi pratici, di realizzare un fine. Il carattere essenziale del Post-Europa è che tutto diviene calcolabile ed al mondo dell’esperienza comune viene sostituito il mondo dell’esperienza tecnica, che quindi diviene il luogo per risolvere problemi pratici. La tecnica coincide con la capacità pratica di raggiungere un determinato fine e la sua natura le consente di essere universale. La tecnica può essere universalizzata, ma non possono essere universalizzati i contenuti culturali o antropologici ed è proprio da questo che ha origine la crisi europea. Nel momento in cui l’Europa cessa di essere scienza filosofica e diviene scienza, anche la politica viene investita da questo mutamento, divenendo tecnica di costruzione sociale e di ricerca del consenso. Ben diversa è la visione aristotelica dove invece la politica è un’etica descrittiva che coincide con la filosofia pratica e consiste nella ricerca del bene supremo: la felicità. A questo punto occorre chiedersi se allo stato attuale sarebbe possibile effettuare un’inversione di tendenza nella concezione dell’Europa e se il ricorso alla filosofia di Aristotele possa essere di aiuto.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


