Su un panorama attuale già articolato e molteplicemente stratificato (crisi e sfide di natura sociale, geopolitica, economica, ambientale…) va ad agire un’ulteriore complessità, riconosciuta sotto la denominazione di Twin Transition, ma che si potrebbe definire anche “multiple transition” per la portata multidimensionale che ha – specialmente in relazione alla possibilità della sua implementazione nei territori. Non solo ecologica e digitale, nella coppia originaria dei suoi peculiari concetti; bensì, come esplicitato nella call proposta, una trasformazione anche tecnologica, geografica, demografica e via dicendo. Nella contemporaneità, dunque, tutti gli aspetti della vita sulla Terra sono toccati da tutti gli elementi che man mano prendono piede al fine di comprenderla e configurarla. Questa profonda intersezione di significazioni concorre massicciamente a ridisegnare le geografie dello sviluppo da una parte, e del malcontento (Rodriguez-Posé, 2018) dall’altra: non tutte le dinamiche di “progresso” sono vissute allo stesso modo da tutte le aree geografiche del globo. Dietro questa differenza generale, che sembra ampliarsi anziché accorciarsi, ci sono decenni di radicate scelte che riguardano – e hanno riguardato – i luoghi della crescita: il meccanismo strutturale del capitalismo è proprio quello per cui questa ultima, specialmente secondo la sua declinazione economica, non si distribuisca uniformemente nello spazio, bensì rende alcune aree “poli di sviluppo”, relegando altre a “periferie” o in declino. Di fronte a ciò, la Transizione porta con sé potenzialità e rischi. Come agirla equamente? La presente proposta di lavoro si prefigge una riflessione su quelli che possono essere i vari processi di riequilibrio territoriale sulla base delle parabole di transizione attualmente in corso, analizzando il caso-studio della città finlandese di Oulu, nel Nord del Paese. Successivamente al declino di Nokia, azienda massicciamente presente nel suo panorama urbano, tale “città artica” sta da anni sperimentando idee di innovazione strategica per reinventare la propria economia sulla base di ricerca e salute digitale, con forme di governance collaborativa e vari tentativi di valorizzazione del capitale territoriale. Con un approccio il più possibile multi-scalare, la proposta vorrebbe evidenziare la possibilità che alcune esperienze urbane, in questo caso una soltanto, possano costituire “modelli da portare a modello”: non replicabili stricto sensu, nel necessario riconoscimento delle peculiarità di ogni territorial patch, bensì accorpabili tra loro sul piano dell’alter-vissuto o dell’alter-esperienza urbana che possono offrire rispetto alle macro-logiche – urbane ma non solo – attuali. Il tutto servendosi in maniera auspicabilmente coerente degli strumenti dell’alta tecnologica. In uno scenario simile, il territorio diventa attore attivo e laboratorio di innovazione e non soltanto luogo dove applicare “principi di transizione”: può servire, forse, a trasformare le disuguaglianze presenti in leve per un ripensamento delle traiettorie di sviluppo.

Città d'Europa in transizione: da "hinterland urbano" ad aree-modello? Innovazione equa e schemi territoriali

erika di nicola
In corso di stampa

Abstract

Su un panorama attuale già articolato e molteplicemente stratificato (crisi e sfide di natura sociale, geopolitica, economica, ambientale…) va ad agire un’ulteriore complessità, riconosciuta sotto la denominazione di Twin Transition, ma che si potrebbe definire anche “multiple transition” per la portata multidimensionale che ha – specialmente in relazione alla possibilità della sua implementazione nei territori. Non solo ecologica e digitale, nella coppia originaria dei suoi peculiari concetti; bensì, come esplicitato nella call proposta, una trasformazione anche tecnologica, geografica, demografica e via dicendo. Nella contemporaneità, dunque, tutti gli aspetti della vita sulla Terra sono toccati da tutti gli elementi che man mano prendono piede al fine di comprenderla e configurarla. Questa profonda intersezione di significazioni concorre massicciamente a ridisegnare le geografie dello sviluppo da una parte, e del malcontento (Rodriguez-Posé, 2018) dall’altra: non tutte le dinamiche di “progresso” sono vissute allo stesso modo da tutte le aree geografiche del globo. Dietro questa differenza generale, che sembra ampliarsi anziché accorciarsi, ci sono decenni di radicate scelte che riguardano – e hanno riguardato – i luoghi della crescita: il meccanismo strutturale del capitalismo è proprio quello per cui questa ultima, specialmente secondo la sua declinazione economica, non si distribuisca uniformemente nello spazio, bensì rende alcune aree “poli di sviluppo”, relegando altre a “periferie” o in declino. Di fronte a ciò, la Transizione porta con sé potenzialità e rischi. Come agirla equamente? La presente proposta di lavoro si prefigge una riflessione su quelli che possono essere i vari processi di riequilibrio territoriale sulla base delle parabole di transizione attualmente in corso, analizzando il caso-studio della città finlandese di Oulu, nel Nord del Paese. Successivamente al declino di Nokia, azienda massicciamente presente nel suo panorama urbano, tale “città artica” sta da anni sperimentando idee di innovazione strategica per reinventare la propria economia sulla base di ricerca e salute digitale, con forme di governance collaborativa e vari tentativi di valorizzazione del capitale territoriale. Con un approccio il più possibile multi-scalare, la proposta vorrebbe evidenziare la possibilità che alcune esperienze urbane, in questo caso una soltanto, possano costituire “modelli da portare a modello”: non replicabili stricto sensu, nel necessario riconoscimento delle peculiarità di ogni territorial patch, bensì accorpabili tra loro sul piano dell’alter-vissuto o dell’alter-esperienza urbana che possono offrire rispetto alle macro-logiche – urbane ma non solo – attuali. Il tutto servendosi in maniera auspicabilmente coerente degli strumenti dell’alta tecnologica. In uno scenario simile, il territorio diventa attore attivo e laboratorio di innovazione e non soltanto luogo dove applicare “principi di transizione”: può servire, forse, a trasformare le disuguaglianze presenti in leve per un ripensamento delle traiettorie di sviluppo.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11575/168624
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact