Negli ultimi anni, l’espansione nell’uso delle tecnologie abilitanti e la digitalizzazione delle città in generale, ha inaugurato una nuova fase nella governance urbana e nella pianificazione urbana: strumenti predittivi di intelligenza artificiale, piattaforme partecipative digitali, modelli algoritmici e altre tecnologie hanno avviato e alimentano un’importante ridefinizione dei processi decisionali all’interno della cornice del potere urbano, aprendo scenari inediti ma anche interrogativi critici. La città irlandese di Dublino – in quanto esempio, tra alcuni altri, di città all’avanguardia nella sperimentazione di un urbanesimo tecnologico – può offrire un laboratorio di studio all’interno del quale esplorare il modo in cui tali tecnologie stanno influenzando geografie decisionali e dinamiche di potere, nel contesto di un urbanesimo sempre più automatizzato, centrato sulla gestione intelligente di risorse, mobilità e dati. Il presente contributo si propone una lettura critica di un caso il cui sviluppo è in fieri , in particolare esaminando il ruolo crescente di piattaforme e strumenti algoritmici nella definizione delle priorità urbane, nella raccolta e interpretazione dei dati, e nella mediazione dei processi partecipativi. Sebbene tali tecnologie offrano possibilità rilevanti per migliorare trasparenza, efficienza e inclusione, esiste il pericolo che esse finiscano per spostare il potere decisionale verso infrastrutture opache, in cui la governance urbana tende ad affidarsi a dispositivi tecnologici che promettono efficienza e oggettività, rischiando, però, di escludere soggetti e territori meno rappresentati – per esempio nei dati o nei modelli. L’analisi si concentra, quindi, sulle implicazioni spaziali e politiche di questa evoluzione, proponendo una riflessione sulle tensioni democratiche dell’intelligenza urbana e della pianificazione urbana che, tramite essa, assume forme e concretizzazioni. Attraverso un approccio geografico critico, il paper mira a contribuire al dibattito sulle tecnologie e l’urbanesimo contemporaneo, evidenziando come l’integrazione dell’IA – in questa sede intesa più come strumento che non come progetto già definito – nella città non sia neutra, ma profondamente situata, politica e potenzialmente produttiva di nuove disuguaglianze territoriali – ma anche di opportunità, se inserita in cornici politiche attente alla giustizia territoriale e alla partecipazione reale.
Tecnologie abilitanti e tensioni democratiche nella sfera dell'urbano: geografie decisionali a Dublino
Erika DI Nicola
In corso di stampa
Abstract
Negli ultimi anni, l’espansione nell’uso delle tecnologie abilitanti e la digitalizzazione delle città in generale, ha inaugurato una nuova fase nella governance urbana e nella pianificazione urbana: strumenti predittivi di intelligenza artificiale, piattaforme partecipative digitali, modelli algoritmici e altre tecnologie hanno avviato e alimentano un’importante ridefinizione dei processi decisionali all’interno della cornice del potere urbano, aprendo scenari inediti ma anche interrogativi critici. La città irlandese di Dublino – in quanto esempio, tra alcuni altri, di città all’avanguardia nella sperimentazione di un urbanesimo tecnologico – può offrire un laboratorio di studio all’interno del quale esplorare il modo in cui tali tecnologie stanno influenzando geografie decisionali e dinamiche di potere, nel contesto di un urbanesimo sempre più automatizzato, centrato sulla gestione intelligente di risorse, mobilità e dati. Il presente contributo si propone una lettura critica di un caso il cui sviluppo è in fieri , in particolare esaminando il ruolo crescente di piattaforme e strumenti algoritmici nella definizione delle priorità urbane, nella raccolta e interpretazione dei dati, e nella mediazione dei processi partecipativi. Sebbene tali tecnologie offrano possibilità rilevanti per migliorare trasparenza, efficienza e inclusione, esiste il pericolo che esse finiscano per spostare il potere decisionale verso infrastrutture opache, in cui la governance urbana tende ad affidarsi a dispositivi tecnologici che promettono efficienza e oggettività, rischiando, però, di escludere soggetti e territori meno rappresentati – per esempio nei dati o nei modelli. L’analisi si concentra, quindi, sulle implicazioni spaziali e politiche di questa evoluzione, proponendo una riflessione sulle tensioni democratiche dell’intelligenza urbana e della pianificazione urbana che, tramite essa, assume forme e concretizzazioni. Attraverso un approccio geografico critico, il paper mira a contribuire al dibattito sulle tecnologie e l’urbanesimo contemporaneo, evidenziando come l’integrazione dell’IA – in questa sede intesa più come strumento che non come progetto già definito – nella città non sia neutra, ma profondamente situata, politica e potenzialmente produttiva di nuove disuguaglianze territoriali – ma anche di opportunità, se inserita in cornici politiche attente alla giustizia territoriale e alla partecipazione reale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


