Nel 2015 l’ONU presenta i SDGs, ovvero i Sustainable Development Goals nell’ambito dell’Agenda 2030, il più importante risultato della Conferenza di Parigi, pensati “per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti” 1 . In riferimento al numero 11, il quale richiama l’attenzione sui contesti urbani al fine di renderli “inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”, la presente proposta vorrebbe unire prospettive, tentativi e idee di progettazione territoriale della Transizione ecologica e della cosiddetta Industria 5.0. L’Industria 5.0 nasce come un approccio sostenibile, human-centric e resiliente, che si adatta agilmente alle mutevoli condizioni sociali, di mercato, geopolitiche e tecnologiche. Questo paradigma va oltre i tradizionali indicatori economici, ampliando i criteri di competitività per includere le esigenze dei lavoratori e la sostenibilità ambientale. Si vorrebbero esplorare le opportunità e le sfide di tale paradigma innovativo, introducendolo nel contesto delle transizioni digitali e verdi per le infrastrutture critiche (CIs). Di fronte alle attuali crisi ambientali e climatiche, alla crescente domanda di giustizia sociale e alle pressioni geopolitiche globali, l’Industria 5.0 emerge come un approccio che amplia la visione tradizionale della competitività economica, integrando la necessità di tutela ambientale e il benessere dei lavoratori. Nel particolare, la presente proposta si concentra su come l’Industria 5.0 possa favorire una gestione del territorio più sostenibile e inclusiva, per contribuire a sviluppare una progettualità che emerga dalle peculiarità dei luoghi e dall’esperienza degli abitanti, coinvolgendoli come co-progettisti e valutatori degli interventi. Le tecnologie emergenti e i modelli economici alternativi – come la “Doughnut Economics” di Kate Raworth, che ripensa la crescita all'interno di confini ambientali e sociali, e il progetto OECD’s RE-CIRCLE, volto a promuovere l’economia circolare – rappresentano esempi concreti di come l’Industria 5.0 possa integrarsi con nuovi paradigmi di sostenibilità. Attraverso l’analisi di casi studio e best practice globali, la proposta vorrebbe arrivare a dimostrare come l’Industria 5.0 possa trasformare le infrastrutture critiche in chiave resiliente, facilitando pratiche territoriali che rispondono alle sfide del cambiamento climatico, della scarsità di risorse e della coesione sociale.

Industria 5.0 e progettazione territoriale: verso una transizione sostenibile delle infrastrutture critiche

Erika Di Nicola
2025-01-01

Abstract

Nel 2015 l’ONU presenta i SDGs, ovvero i Sustainable Development Goals nell’ambito dell’Agenda 2030, il più importante risultato della Conferenza di Parigi, pensati “per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti” 1 . In riferimento al numero 11, il quale richiama l’attenzione sui contesti urbani al fine di renderli “inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”, la presente proposta vorrebbe unire prospettive, tentativi e idee di progettazione territoriale della Transizione ecologica e della cosiddetta Industria 5.0. L’Industria 5.0 nasce come un approccio sostenibile, human-centric e resiliente, che si adatta agilmente alle mutevoli condizioni sociali, di mercato, geopolitiche e tecnologiche. Questo paradigma va oltre i tradizionali indicatori economici, ampliando i criteri di competitività per includere le esigenze dei lavoratori e la sostenibilità ambientale. Si vorrebbero esplorare le opportunità e le sfide di tale paradigma innovativo, introducendolo nel contesto delle transizioni digitali e verdi per le infrastrutture critiche (CIs). Di fronte alle attuali crisi ambientali e climatiche, alla crescente domanda di giustizia sociale e alle pressioni geopolitiche globali, l’Industria 5.0 emerge come un approccio che amplia la visione tradizionale della competitività economica, integrando la necessità di tutela ambientale e il benessere dei lavoratori. Nel particolare, la presente proposta si concentra su come l’Industria 5.0 possa favorire una gestione del territorio più sostenibile e inclusiva, per contribuire a sviluppare una progettualità che emerga dalle peculiarità dei luoghi e dall’esperienza degli abitanti, coinvolgendoli come co-progettisti e valutatori degli interventi. Le tecnologie emergenti e i modelli economici alternativi – come la “Doughnut Economics” di Kate Raworth, che ripensa la crescita all'interno di confini ambientali e sociali, e il progetto OECD’s RE-CIRCLE, volto a promuovere l’economia circolare – rappresentano esempi concreti di come l’Industria 5.0 possa integrarsi con nuovi paradigmi di sostenibilità. Attraverso l’analisi di casi studio e best practice globali, la proposta vorrebbe arrivare a dimostrare come l’Industria 5.0 possa trasformare le infrastrutture critiche in chiave resiliente, facilitando pratiche territoriali che rispondono alle sfide del cambiamento climatico, della scarsità di risorse e della coesione sociale.
2025
978-88-9469-018-7
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