Negli ultimi decenni, processi socio-economici e socio-politici hanno trasformato relazioni, posto sfide e creato crisi, a livello globale così come nei sub-strati di competenza più ridotta, come nazionale o, per l’appunto, europea. A tal riguardo, una tematica – e problematica – di vecchia data ma emergente in particolar modo negli ultimi anni, è quello delle disuguaglianze territoriali, la quale trova collocazione proprio al crocevia tra le sfide sociali, economiche e politiche. Fattori, tra gli altri, come i processi di globalizzazione e le trasformazioni produttive hanno minato la capacità delle politiche pubbliche di garantire uno sviluppo equilibrato, con l’esito che gli squilibri non si limitano alla sfera economica soltanto, investendo anche le dimensioni sociale, culturale e politica. La presente proposta analizza le dinamiche di cui sopra alla luce della geografia economica, con particolare enfasi sul rapporto tra infrastrutture, sviluppo territoriale e inclusione sociale. Le infrastrutture, infatti, giocano un ruolo cruciale e dal doppio taglio: tramite la loro implementazione pianificata possono favorire integrazione e accessibilità ma anche, se mal distribuite o mal integrate, il consolidamento di disuguaglianze preesistenti. Alcuni casi urbani, come quello di Dublino, ben mostrano tali dinamiche. In conclusione, si propone una riflessione a livello teorico-concettuale sulle interconnessioni tra governance territoriale, infrastrutture e forme di esclusione come cartina di tornasole del dibattito sulle politiche di coesione europea; interrogando la capacità dell’Unione Europea di sviluppare strategie realmente inclusive.
Squilibri territoriali e crisi della coesione sociale nell'Unione Europea: prospettive di geografia economica
Erika Di Nicola
In corso di stampa
Abstract
Negli ultimi decenni, processi socio-economici e socio-politici hanno trasformato relazioni, posto sfide e creato crisi, a livello globale così come nei sub-strati di competenza più ridotta, come nazionale o, per l’appunto, europea. A tal riguardo, una tematica – e problematica – di vecchia data ma emergente in particolar modo negli ultimi anni, è quello delle disuguaglianze territoriali, la quale trova collocazione proprio al crocevia tra le sfide sociali, economiche e politiche. Fattori, tra gli altri, come i processi di globalizzazione e le trasformazioni produttive hanno minato la capacità delle politiche pubbliche di garantire uno sviluppo equilibrato, con l’esito che gli squilibri non si limitano alla sfera economica soltanto, investendo anche le dimensioni sociale, culturale e politica. La presente proposta analizza le dinamiche di cui sopra alla luce della geografia economica, con particolare enfasi sul rapporto tra infrastrutture, sviluppo territoriale e inclusione sociale. Le infrastrutture, infatti, giocano un ruolo cruciale e dal doppio taglio: tramite la loro implementazione pianificata possono favorire integrazione e accessibilità ma anche, se mal distribuite o mal integrate, il consolidamento di disuguaglianze preesistenti. Alcuni casi urbani, come quello di Dublino, ben mostrano tali dinamiche. In conclusione, si propone una riflessione a livello teorico-concettuale sulle interconnessioni tra governance territoriale, infrastrutture e forme di esclusione come cartina di tornasole del dibattito sulle politiche di coesione europea; interrogando la capacità dell’Unione Europea di sviluppare strategie realmente inclusive.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


