Il testo indaga le attività di repressione e costruzione del fenomeno criminale calabrese nel secondo dopoguerra. In un contesto storiografico in cui la tendenza più comune è quella di proiettare all’indietro gli elementi della criminalità organizzata dell’oggi come se questa avesse in nuce tutte le caratteristiche odierne è parso particolarmente importante porre l’attenzione su un’operazione di polizia promossa dal ministro degli interni Tambroni sul finire dell’agosto del 1955 e conosciuta come “Operazione Marzano”, dal nome del questore Carmelo Marzano che la diresse. Essa è apparsa un esempio paradigmatico di come l’attività di repressione e la conseguente descrizione, giudiziaria, politica, giornalistica e letteraria, di un’entità criminale possa coincidere con la sua “costruzione” pubblica e ne possa influenzare le dinamiche. Nel libro, interrogando le fonti dell’epoca, – giornalistiche, parlamentari, letterarie e giudiziarie – si è provato a mettere a fuoco il momento fondamentale in cui la criminalità calabrese è stata indentificata proprio perché repressa e nel quale ha iniziato ad assumere una forma solida rispetto all’estrema fluidità che si riscontrava in precedenza quando il sovversivismo popolare era dominato dall’immaginario banditesco corroborato dalla vicenda di Salvatore Giuliano. Per la prima volta nell’opinione pubblica appariva la parola ‘ndrangheta, mentre in passato si parlava di mafia, onorata società o di “fibbia”. Anche se la denominazione continuò a rimanere incerta ancora per anni dopo l’azione del ministro Tambroni da quel momento, però, l’immagine della malavita calabrese venne sensibilmente modificandosi anche grazie al contributo di un letterato importante come Corrado Alvaro. La straordinaria attenzione riservata dalla stampa nazionale alle operazioni repressive di Marzano infatti ne accrebbe la portata facendo divenire la delinquenza calabrese, fino ad allora avvertita come una protesi della mafia siciliana o della camorra napoletana, un fenomeno specifico, autocentrato, percepito su scala nazionale e perfino mondiale. Il testo prova quindi a mostrare come, intorno all’operazione di polizia, si collochi un universo di commenti, tesi, opinioni assai diverse tra loro, per lo più lontane dal nostro attuale modo di intendere il crimine. La sbrigativa interruzione dell’operazione ha mostrato inoltre, insieme ai numerosi documenti d’archivio, come la natura dell’operazione fosse prettamente politica e volta ad indebolire quei partiti e quelle correnti lontane dalla linea del segretario del partito di maggioranza. In quel periodo i rapporti con la malavita, a livello locale, sembrano caratterizzare ogni formazione politica. L’episodio, nel suscitare la prima vera concentrazione mediatica sulla criminalità organizzata calabrese, costituirà anche il presupposto necessario a fare in seguito della ‘ndrangheta qualcosa di simile alle due organizzazioni criminali che hanno a lungo occupato la pubblica opinione e l’immaginario collettivo, vale a dire la mafia e la camorra; formando così un fantasmagorico triumvirato criminale talvolta ricondotto, come è capitato di vedere anche in televisione, alla fasulla leggenda immemoriale di Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Attorno a quell’evento breve, creatore di un nuovo linguaggio e di un diverso ordine di fenomeni, nasceva la ‘ndrangheta che oggi riconosciamo.

Alla scoperta della 'ndrangheta. Politica e crimine in Calabria al tempo della 'Operazione Marzano' (1955) / Mastrocola, Luca. - (2022 Jun 10).

Alla scoperta della 'ndrangheta. Politica e crimine in Calabria al tempo della 'Operazione Marzano' (1955)

Luca Mastrocola
2022-06-10

Abstract

Il testo indaga le attività di repressione e costruzione del fenomeno criminale calabrese nel secondo dopoguerra. In un contesto storiografico in cui la tendenza più comune è quella di proiettare all’indietro gli elementi della criminalità organizzata dell’oggi come se questa avesse in nuce tutte le caratteristiche odierne è parso particolarmente importante porre l’attenzione su un’operazione di polizia promossa dal ministro degli interni Tambroni sul finire dell’agosto del 1955 e conosciuta come “Operazione Marzano”, dal nome del questore Carmelo Marzano che la diresse. Essa è apparsa un esempio paradigmatico di come l’attività di repressione e la conseguente descrizione, giudiziaria, politica, giornalistica e letteraria, di un’entità criminale possa coincidere con la sua “costruzione” pubblica e ne possa influenzare le dinamiche. Nel libro, interrogando le fonti dell’epoca, – giornalistiche, parlamentari, letterarie e giudiziarie – si è provato a mettere a fuoco il momento fondamentale in cui la criminalità calabrese è stata indentificata proprio perché repressa e nel quale ha iniziato ad assumere una forma solida rispetto all’estrema fluidità che si riscontrava in precedenza quando il sovversivismo popolare era dominato dall’immaginario banditesco corroborato dalla vicenda di Salvatore Giuliano. Per la prima volta nell’opinione pubblica appariva la parola ‘ndrangheta, mentre in passato si parlava di mafia, onorata società o di “fibbia”. Anche se la denominazione continuò a rimanere incerta ancora per anni dopo l’azione del ministro Tambroni da quel momento, però, l’immagine della malavita calabrese venne sensibilmente modificandosi anche grazie al contributo di un letterato importante come Corrado Alvaro. La straordinaria attenzione riservata dalla stampa nazionale alle operazioni repressive di Marzano infatti ne accrebbe la portata facendo divenire la delinquenza calabrese, fino ad allora avvertita come una protesi della mafia siciliana o della camorra napoletana, un fenomeno specifico, autocentrato, percepito su scala nazionale e perfino mondiale. Il testo prova quindi a mostrare come, intorno all’operazione di polizia, si collochi un universo di commenti, tesi, opinioni assai diverse tra loro, per lo più lontane dal nostro attuale modo di intendere il crimine. La sbrigativa interruzione dell’operazione ha mostrato inoltre, insieme ai numerosi documenti d’archivio, come la natura dell’operazione fosse prettamente politica e volta ad indebolire quei partiti e quelle correnti lontane dalla linea del segretario del partito di maggioranza. In quel periodo i rapporti con la malavita, a livello locale, sembrano caratterizzare ogni formazione politica. L’episodio, nel suscitare la prima vera concentrazione mediatica sulla criminalità organizzata calabrese, costituirà anche il presupposto necessario a fare in seguito della ‘ndrangheta qualcosa di simile alle due organizzazioni criminali che hanno a lungo occupato la pubblica opinione e l’immaginario collettivo, vale a dire la mafia e la camorra; formando così un fantasmagorico triumvirato criminale talvolta ricondotto, come è capitato di vedere anche in televisione, alla fasulla leggenda immemoriale di Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Attorno a quell’evento breve, creatore di un nuovo linguaggio e di un diverso ordine di fenomeni, nasceva la ‘ndrangheta che oggi riconosciamo.
10-giu-2022
XXXIV
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11575/143700
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