Il tema dei confini è al centro di discussioni, interpretazioni e dibattiti spesso dalle implicazioni fortemente diverse. Esso non è solo legato alla “storia” dell’idea geografica di Europa, ai suoi confini attuali e a quelli “ideali” assunti dall’Unione Europea (UE) nei ripetuti processi di convergenza ma, anche, alle singole relazioni degli Stati membri con il Mediterraneo e con i paesi che su di esso si affacciano, come per la “questione turca”. Sono confini di natura religiosa, culturale, economica e sociale che dividono il senso di un’Europa unita il cui ricordo è lentamente sbiadito nel corso dello sviluppo del progetto europeista nei suoi tre passaggi essenziali: abolizione delle frontiere interne, rafforzamento dei confini con i paesi esterni all’UE (specie per gli aspetti fiscali, della sicurezza e sanzioni) e dinamiche successive all’ingresso di nuovi Paesi membri che ne hanno accentuato il senso della mobilità dei confini stessi, soprattutto verso l’Est. Dove esistono confini ci sono anche “luoghi di confine” e con essi “conflitti” per il mancato rispetto delle “regole”. La convinzione è che il futuro dell’UE si giochi sui “confini” nel senso più ampio del termine, tra necessarie strategie di convergenza politico-istituzionale e una più adeguata e flessibile integrazione socio-economica dei suoi cittadini.
L’Europa dei confini, dei conflitti e delle regole. Un’opportunità di soluzione dalla mediazione stragiudiziale
MORELLI Giovanna
;
2015-01-01
Abstract
Il tema dei confini è al centro di discussioni, interpretazioni e dibattiti spesso dalle implicazioni fortemente diverse. Esso non è solo legato alla “storia” dell’idea geografica di Europa, ai suoi confini attuali e a quelli “ideali” assunti dall’Unione Europea (UE) nei ripetuti processi di convergenza ma, anche, alle singole relazioni degli Stati membri con il Mediterraneo e con i paesi che su di esso si affacciano, come per la “questione turca”. Sono confini di natura religiosa, culturale, economica e sociale che dividono il senso di un’Europa unita il cui ricordo è lentamente sbiadito nel corso dello sviluppo del progetto europeista nei suoi tre passaggi essenziali: abolizione delle frontiere interne, rafforzamento dei confini con i paesi esterni all’UE (specie per gli aspetti fiscali, della sicurezza e sanzioni) e dinamiche successive all’ingresso di nuovi Paesi membri che ne hanno accentuato il senso della mobilità dei confini stessi, soprattutto verso l’Est. Dove esistono confini ci sono anche “luoghi di confine” e con essi “conflitti” per il mancato rispetto delle “regole”. La convinzione è che il futuro dell’UE si giochi sui “confini” nel senso più ampio del termine, tra necessarie strategie di convergenza politico-istituzionale e una più adeguata e flessibile integrazione socio-economica dei suoi cittadini.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.